:: La Storia |
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storia di Vallimpuni raccontata da Nardino Cesaretti (CE.NA.)
:: Lu Bilancione Da Vallimpuni
Stava sempre appeso ad un grosso chiodo conficcato nella parete della cantina (la vota) in genere vicino alla porta di ingesso. La porta era sempre di quelle “co lu quatraccione” che faceva bella figura di se insieme alla grossa chiave che veniva inserita nella toppa ogni volta che la padrona di casa doveva andare a prendere o riporre qualcosa in cantina. Pensate che allora era normale che tutte le case del paese tenessero la porta di ingresso, quella de lu capuscali, generalmente socchiusa e comunque con le grossa chiave nella toppa ; mai però la chiave rimaneva nella toppa della porta della cantina. Lì dentro c’erano tutti i beni della famiglia ed andavano salvaguardati. Nell’ arcone c’era riporto il grano del raccolto , nei sacchi quello già svecciato pronto per essere utilizzato pe li suminti , in un angolo lu grossu mucchiu de le petate separate da li patatiji da coce a li porchi , più in là le balle de lo granturcu, sopra una sedia lu saccu de la farina cuminciatu, lì vicino la balla de la simmula pe la lavatura de lu porcu , sopra un tavolo le coteche de lu priciuttu co la cortella sempre pronta e le mela de la piantata che profumavanu tantu ; lu panaru, lu panarijiu,la canestra, lu canestru e lu canistrijiu, poi non mancavano mai. Inoltre c’era sempre lu sodacciu co lu capistiru e la capistirella con la balletta dell’orzo e lu sacchittu de li cici e quillu de li facioli. Una madia conteneva sempre le pagnotte de lo pa’e lu piattu co lu lievitu mentre sempre all’interno nella parte bassa stavano riposti i barattoli della marmellata fatta con le visciole e le mele cotogne. Tutto il resto era appeso al soffitto sopra a delle tavole tenute sospese attraverso fil di ferri fermati su grossi chiodi di staccionata che erano incastrati tra un sasso e l’altro della volta. Sempre posizionati a metà, tra il soffitto e le tavole di appoggio, dei tondeggianti pezzi di latta, li copérchi de li barattari de la conserva da 10 chili, erano inseriti per impedire che i topi “li surgi” scendessero tramite i fil di ferro fino al piano delle tavole. Ciò perché su queste tavole erano riposte le caciotte de vacca e lo pecorinu come pure erano appesi li priciutti, li capucolli, li salami, le sargicce de bonu, quelle de fegatu e quelle de recchia. Lì erano appese anche le costarelle de porcu salate e affumicate, lo lardu, li sanguenacci e lo struttu e spesso la serta dell’aju e quella de le cipolle che venivano comprate lu giorno de la Fiera Franca. E, come già detto, appeso al chiodo su una parete, c’era sempre riposto lu bilancione. Si può calcolare che allora le padrone di casa scendevano dal primo piano della abitazione al piano terra, dove si trovava la cantina, almeno venti volte al giorno. La vota era quindi il supermercato di allora e sopra una tavola in disparte stavano riposti anche i pezzi di sapone di color grigio scuro fatti in casa . Spesso le massaie usavano, a mo’ di baratto, scambiare i beni riposti in cantina con pezzi di stoffa, pantaloni “li carzuni” , mutandoni di lana , camice di flanella, giacchi de villutu, scarpuni, callari e scialli ma solo quando era strettamente necessario farne approvvigionamento. Spesso anche la poca frutta (in genere fichi e uva) che arrivava nei nostri paese da Cantalice dentro li bicunzi de la soma de li muli transitando per Cima di Monte, veniva acquistata con il baratto di patate e grano . Allora era facile vedere che la trattativa tra lu merciaru , lu fruttarolo e la padrona di casa si concludeva davanti alla porta della vota. Terminata la trattativa veniva preso lu bilancione , con una corda si legava a metà il sacco del grano o la balla delle patate, poi questo veniva sdraiato a terra e la corda veniva infilata ne lu ganciu de lu pisu . Tra una chiacchiera e l’altra si infilava l’uncinu de lu cantu picculu o de quillu de lu cantu grossu de lu bilancione sotto la corda e poi , infilato un grosso bastone nel supporto de l’uncinu e messo il bastone stesso sopra la spalla , con un notevole sforzo si sollevava il tutto mentre con una mano si faceva scorrere lu marcu fino a bilanciare l’asta co le tacchi . A quel punto la padrona di casa poneva il dito sulla tacca dove lu marcu si era bilanciato e, interpretando i numeri che lì erano scritti, dichiarava il peso della merce da scambiare. Lu cantu grossu era il lato da utilizzare se si stimava che la merce da pesare superasse i 50 chili mentre lu cantu picculu era il lato da utilizzare quando la stima non faceva pensare ad un peso superiore ai 50 chili. CE.NA.
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