:: La Storia


storia di Vallimpuni raccontata da Nardino Cesaretti (CE.NA.)

 


:: Momenti magici - La Pasquarella a Vallimpuni e San Clemente

 

:: Può sembrare strano ritrovarsi in due , ormai vicino ai 60 anni , quando ormai il paese è semivuoto alle quattro del pomeriggio di uno dei primi giorni di gennaio ed avere una voglia matta di Cantar la Pasquarella.
Può sembrare strano che un dottore , ormai vicino ai 60 anni , da tanti anni isolato isolano in Sardegna suoni ancora l’organetto con la stessa voglia e bravura di quando “bardasciacciu” lo imparò a suonare da solo a forza di allenarsi sotto la “trasanna de Paiella” .


Può sembrare strano che un funzionario aziendale , anche lui vicino ai 60 anni, canti ancora a squarcia gola con tutta la voglia di allora e si deve fare canto e contro canto chiedendo aiuto al suonatore dell’organetto che ha si le mani impegnate sui mantici dell’organetto ma che la bocca ce l’ha lì libera e non canta.
Dicevo può sembrare strano per chi non è cresciuto dalle nostre parti ed evidentemente non ha ricordi forti dentro fatti di emozioni, di sorrisi di bambini e di cantilene di anziani.


Si perché quando si cantava la Pasquarella ci si metteva tutti in semicerchio davanti la porta di ogni casa e chi apriva la porta entrava a far parte del semicerchio e cantava anche lui la Pasquarella magari con un bambino in braccio al quale sussurrava all’orecchio la cantilena della Notte Santa così da trasferire in modo diretto le tradizioni e con esse le sensazioni di momenti magici.


Si perché quando si cantava la Pasquarella si entrava nelle case ove gli anziani infermi ti aspettavano seduti vicino al camino se non addirittura nel loro letto e si osservavano i lori sorrisi strani ed i loro occhi lucidi che sinceramente uno gnocco alla gola te lo mettevano che quasi non cantavi più.


Allora questi due, ormai vicino ai 60 anni, che suonano e cantano ancora come una volta, quando c’erano ancora tutti gli altri coetanei che non sentivano freddo, sono da considerare dei nostalgici e degli eterni non omologati.
Posso garantivi che è proprio bello non essere omologati perché si riesce ancora ad aver voglia di andare davanti alle case “mbrillocate” di luci e di “babbinatale” perché i bambini escano fuori a sentire il canto della Pasquarella e perché gli anziani nelle tante giornate invernali sempre uguali trovino un momento diverso che li faccia sorridere nel ricordo delle tante Pasquarelle da loro cantate.

 

Alla fine del pomeriggio io con la “gola roscia” e il suonatore con “ le punte de le veta rosce”
ci siamo guardati in faccia ed eravamo proprio soddisfatti. Ci siamo anche detti che l’anno prossimo
“tocca proprio refallo” sperando che qualcun altro si accodi “pe dacce na mani”.

P.S.
Il dottore “lu medicu” è ripartito per la Sardegna e il funzionario aziendale “ lu piritu” è tornato a Rieti.
 

La Pasquarella l’hanno cantata anche quest’anno.

 

Targa piazza degli Eroi.

Chiesa di Santa Margherita

Affresco della Madonna delle Grazie.

Simbolo di Vallumpuni.

zoom in

 

 


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