:: Può sembrare strano ritrovarsi in due , ormai vicino ai
60 anni , quando ormai il paese è semivuoto alle quattro del
pomeriggio di uno dei primi giorni di gennaio ed avere una
voglia matta di Cantar la Pasquarella.
Può sembrare strano
che un dottore , ormai vicino ai 60 anni , da tanti anni
isolato isolano in Sardegna suoni ancora l’organetto con la
stessa voglia e bravura di quando “bardasciacciu” lo imparò a
suonare da solo a forza di allenarsi sotto la “trasanna de
Paiella” .
Può sembrare strano che un funzionario aziendale
, anche lui vicino ai 60 anni, canti ancora a squarcia gola
con tutta la voglia di allora e si deve fare canto e contro
canto chiedendo aiuto al suonatore dell’organetto che ha si le
mani impegnate sui mantici dell’organetto ma che la bocca ce
l’ha lì libera e non canta.
Dicevo può sembrare strano per
chi non è cresciuto dalle nostre parti ed evidentemente non ha
ricordi forti dentro fatti di emozioni, di sorrisi di bambini
e di cantilene di anziani.
Si perché quando si cantava la
Pasquarella ci si metteva tutti in semicerchio davanti la
porta di ogni casa e chi apriva la porta entrava a far parte
del semicerchio e cantava anche lui la Pasquarella magari con
un bambino in braccio al quale sussurrava all’orecchio la
cantilena della Notte Santa così da trasferire in modo diretto
le tradizioni e con esse le sensazioni di momenti
magici.
Si perché quando si cantava la Pasquarella si
entrava nelle case ove gli anziani infermi ti aspettavano
seduti vicino al camino se non addirittura nel loro letto e si
osservavano i lori sorrisi strani ed i loro occhi lucidi che
sinceramente uno gnocco alla gola te lo mettevano che quasi
non cantavi più.
Allora questi due, ormai vicino ai 60
anni, che suonano e cantano ancora come una volta, quando
c’erano ancora tutti gli altri coetanei che non sentivano
freddo, sono da considerare dei nostalgici e degli eterni non
omologati.
Posso garantivi che è proprio bello non essere
omologati perché si riesce ancora ad aver voglia di andare
davanti alle case “mbrillocate” di luci e di “babbinatale”
perché i bambini escano fuori a sentire il canto della
Pasquarella e perché gli anziani nelle tante giornate
invernali sempre uguali trovino un momento diverso che li
faccia sorridere nel ricordo delle tante Pasquarelle da loro
cantate.
Alla fine del pomeriggio io con la “gola roscia” e il
suonatore con “ le punte de le veta rosce”
ci siamo
guardati in faccia ed eravamo proprio soddisfatti. Ci siamo
anche detti che l’anno prossimo
“tocca proprio refallo”
sperando che qualcun altro si accodi “pe dacce na
mani”.
P.S.
Il dottore “lu medicu” è ripartito per la
Sardegna e il funzionario aziendale “ lu piritu” è tornato a
Rieti.
La Pasquarella l’hanno cantata anche quest’anno.